Castello del Terriccio - Lupicaia 1998 Lt.0,750 - enoteca il battello ebbro

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Castello del Terriccio - Lupicaia 1998 Lt.0,750

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CASTELLO DEL TERRICCIO - Lupicaia 1998 Lt.0,750

 
 
LA STORIA
In questo territorio collinare la viticoltura risale ai tempi degli Etruschi, che tra l’800 e il 500 avanti Cristo dominavano questo tratto di Toscana dediti soprattutto all’estrazione mineraria, come testimoniano numerosi reperti archeologici rinvenuti nella proprietà, ma è al Medioevo che ci riportano le rovine del castello di Doglia, detto del Terriccio. Strategicamente posizionato in cima alle colline, esso aveva funzione di torre di segnalazione e protezione per gli abitanti delle pianure che all’avvistamento delle vele saracene vi accorrevano per trovarvi rifugio.
Castello del Terriccio ha dunque una storia millenaria. Tra il Duecento e il Trecento, il vescovo di Pisa, nipote di papa Bonifacio VIII, in nome della Chiesa Romana concesse in enfiteusi la Tenuta ai conti Gaetani. Alla fine del Settecento, rimasto senza eredi quel ramo della famiglia Gaetani, il Terriccio fu acquistato dai principi Poniatowski, emigrati dalla Polonia, ai quali la proprietà appartenne fino alla prima guerra mondiale. I Poniatowski trasformarono la realtà fortificata del castello in un’attività agricola: di qui la costruzione della fattoria per organizzare la produzione di grano, olive e uva, classiche colture della zona, la realizzazione della cantina aziendale e degli altri fabbricati e casali.
La moderna storia del Terriccio ha inizio nel primo dopoguerra, quando la Tenuta viene acquisita dai conti Serafini Ferri, famiglia d’appartenenza dell’attuale proprietario. Con gli importanti interventi di miglioramento fondiario realizzati negli anni venti, i Serafini Ferri portarono l'azienda ad una fisionomia molto vicina a quella attuale.
Fino agli anni settanta la Tenuta era ancora conosciuta prevalentemente per l'attività cerealicola, al punto da conquistare il record europeo di produzione del granturco in secondo raccolto. Questa specializzazione è rimasta ancora oggi - con una attenzione particolare per la coltivazione biologica di farro, frumento, foraggio e ulivi - ma nel tempo è stata superata in notorietà ed importanza dalla coltivazione di vigneti destinati alla produzione di vini pregiati: dai 25 ettari vitati nel 1980 si è passati infatti agli attuali 60.
IL TERRITORIO
La fortunata combinazione tra suolo e aria, terra e luce, rendono peculiare questo microcosmo agricolo dove si integrano con equilibrio la natura e l’intervento dell’uomo che nel tempo ha saputo, con lungimiranza, salvaguardare la biodiversità del territorio mantenendo la presenza di differenti coltivazioni e di vegetazione spontanea accanto ai vigneti.
L’ampiezza della proprietà ha inoltre consentito in fase di impianto dei vigneti di scegliere a macchia di leopardo i terreni più vocati per caratteristiche del suolo, punto di rugiada,
esposizione alle brezze marine ed esposizione alla luce. Le vigne infatti sono esposte in modo che il mare faccia da specchio e quindi la luce vi arrivi di riflesso, con una durata più prolungata rispetto a quella diretta del sole. I terreni sono quelli in cui gli elementi minerali, tra cui ferro e rame, si mescolano alla tessitura di medio impasto con una equilibrata interazione di sabbie, limo e argilla. Tutti fattori, questi, che insieme si rivelano determinanti nel conferire ai vini rossi di Castello del Terriccio la grande struttura e il raggiungimento di altissimi livelli di polifenoli.
LA VENDEMMIA
La data della raccolta varia di anno in anno sulla base dell’andamento climatico della stagione. Di grande importanza è il costante monitoraggio del grado di maturazione del frutto: le uve vengono analizzate con grande frequenza a partire dall’invaiatura per determinare il giorno d’inizio di vendemmia per ciascuna particella.
La vendemmia delle uve destinate a Lupicaia e Castello del Terriccio viene effettuata a mano.
VINIFICAZIONE
La cantina, il cui impianto risale all’Ottocento, ha mantenuto nel tempo la struttura originaria, con il soffitto a volte e i mattoni a vista, nel rispetto di uno stile aziendale che considera l’integrazione con l’ambiente, la storia e la tradizione una regola essenziale e un punto di forza. Non si rinuncia però alla efficienza e alla funzionalità dei moderni locali della nuova cantina dove i serbatoi in acciaio, i tonneaux e le barriques in rovere di Allier, hanno da tempo sostituito le vecchie botti in rovere di Slavonia.
Le tecniche di vinificazione adottate per tutti i vini sono semplici e prevedono il massimo rispetto delle caratteristiche originarie delle uve e dello speciale accento conferito loro dal territorio di provenienza. La vinificazione avviene separatamente e con tempi variabili in relazione alle singole varietà, parcelle e annate. Senza alcuna chiarifica, queste sono poi poste in barriques di Allier nuove per Lupicaia e Castello del Terriccio, successivamente riutilizzate per Tassinaia.
I vini rimangono in legno per un periodo medio di 20/22 mesi per Lupicaia e Castello del Terriccio, di 14/16 mesi per Tassinaia, prima che venga effettuato l'assemblaggio. Ad ogni vino è dato tutto il tempo necessario per affinarsi ed esprimersi compiutamente lasciando ampi spazi di evoluzione e di miglioramento.
Dopo l'imbottigliamento tutti i rossi riposano per alcuni mesi per un ulteriore affinamento.
Castello del Terriccio oggi produce circa 200.000 bottiglie l'anno.
LUPICAIA 1998
E' il vino di punta dell'Azienda, o meglio il vino che ha fatto conoscere l'azienda nel mondo. Il suo nome trae origine dall'omonima collina dove tradizionalmente si avvistavano i lupi. Il Lupicaia nasce dall'attenzione e dalla cura posta in tutti i processi della sua produzione, come la selezione manuale dei migliori grappoli e l'invecchiamento nelle botti di legno.
Uno dei supertuscan di riferimento in Toscana. Il vino, sin dalle prime annate, mostra delle qualità superiori, merito probabilmente anche del terroir particolarmente "eletto". 
Naso atipico con evidenze mineral/sulfuree e qualche scorrevolezza aromatica di troppo che si evidenzia via via nella prevaricazione vegetale dell'impianto. Così in bocca, assai ruvida e selvatica, con qualche spigolo amaro che il tempo non so se rintuzzerà ed una innegabile sostanza. Non finissima, forse non maturissima, la matrice tannica. Figlio sincero di un annata calda e capricciosa per la vigna toscana.
Servito idealmente tra 16 e 18 gradi, può essere abbinato a piatti quali carne grigliata, piatti ricchi di funghi, carne con salsa di cioccolata e formaggi stagionati, piatti molto saporiti a base di selvaggina da pelo.
Denominazione: I.G.T. - Indicazione Geografica Tipica - Rosso di Toscana - (Toscana I.G.T.)
Uvaggio: Cabernet Sauvignon 90%, Merlot 10%
Ubicazione vigneto: 120 metri s.l.m., con esposizione Sud/ Sud-Ovest
Densità per ettaro: da 3.600 a 4.200 ceppi/ettaro
Sistema di allevamento: Cordone speronato
Vendemmia: Effettuata a mano, a partire dal 6 settembre per il Merlot e dal 21 settembre per il Cabernet Sauvignon e Petit-Verdot
Zucchero alla raccolta: 260 gr/litro
Temperatura di fermentazione: 31° C circa a temperatura controllata
Durata della macerazione: 16 giorni per il Merlot e Petit-Verdot e 20 giorni per il Cabernet Sauvignon
Maturazione: In barriques d’Allier per una durata complessiva di 18 mesi
Imbottigliamento: Marzo
Grado alcolico: 13,5% vol.
Acidità totale: 5,20 g/l
Produzione: circa 30.000 bottiglie vendute in cassa in legno da 6 bottiglie. Disponibili anche mezze bottiglie, bottiglie magnum da 1,5 litri, doppia magnum da 3,00 litri e matusalem da 6,00 litri, tutte in cassa in legno.
PREMI E RICONOSCIMENTI
Wine Spectator: 87/100
Stephen Tanzer: 93/100
Robert Parker: 90/100
Wine Enthusiast : 93/100
CellarTracker: 92/100
Vini d'Italia Gambero Rosso: 3 bicchieri
I Vini di Veronelli: 3 stelle
 
 



 
 
 
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